Bob Marley, “the King of Reggae”

La storia di un personaggio divenuto leggenda.

Robert Nesta Marley, meglio noto come “Bob Marley”, nasce nel villaggio di Rhoden Hall, in Giamaica, il 6 febbraio del 1945. Viene concepito da Norval Sinclair Marley, un giamaicano bianco di origini inglesi, e dalla giovanissima Cedella Booker, giamaicana anche lei, sebbene di origini africane. Il padre di Bob è capitano della marina, nonché supervisore di piantagioni: è proprio in questo ambito che conosce Cedella, con la quale si sposa. Dopo l’arrivo del figlio è quasi sempre distante dalla propria famiglia a causa del lavoro, e col tempo è indotto ad allontanarsi definitivamente dal piccolo Robert e dalla madre, soprattutto perché all’epoca rappresentava motivo di “scandalo” l’unione con una donna di colore. Nell’arco della propria vita Norval Marley vede di rado il piccolo Bob, il quale ha appena 10 anni quando il padre viene a mancare a causa di un infarto. Cedella Booker è consapevole del fatto che il disinteresse da parte del marito verso di lei e nei confronti del figlio è da imputare principalmente al contesto sociale e familiare e non direttamente a lui, mentre invece Bob non trova giustificazione alcuna per il comportamento di un padre che non ha mai agito responsabilmente, tanto meno umanamente, da genitore. Questo il suo testuale pensiero a riguardo: «Non ho avuto padre. Mai conosciuto… Mio padre era come quelle storie che si leggono, storie di schiavi: l’uomo bianco che prende la donna nera e la mette incinta».

E così Robert e la madre si trasferiscono a Trenchtown, un sobborgo della capitale giamaicana Kingston. La vita nella poverissima periferia è tutt’altro che agevole, l’esempio di quanto fosse dura è nelle stesse parole di Bob, il quale ha sempre palesato una mentalità estremamente aperta e affinata: «Trenchtown non è in Giamaica, Trenchtown è ovunque, perché è il luogo da cui vengono tutti i diseredati, tutti i disperati, perché Trenchtown è il ghetto, è qualsiasi ghetto di qualsiasi città… E se sei nato a Trenchtown, non avrai la benché minima possibilità di farcela».

In un ambiente impregnato di miseria e violenza Bob Marley matura e contrappone ideali e valori che lo contraddistinguono dalla comunità in cui vive e che lo contrassegneranno sempre, fino all’ultimo giorno della sua vita: è ciò che farà di lui un personaggio eclettico e carismatico su scala mondiale, perennemente a difesa dei più deboli, e un’atemporale icona pacifista, se è vero come è vero che negli anni successivi alla sua morte, e ancora tutt’oggi, intere generazioni di giovani di ogni angolo del globo conosceranno la profondità morale e spirituale trasmessa dalla sua musica e dai relativi testi delle sue canzoni. A Trenchtown impara letteralmente a sopravvivere, è costretto ad affidarsi a tecniche di difesa personale per non subire più aggressioni fisiche, poiché l’essere figlio di un uomo “bianco” e di una donna “nera” è un ulteriore motivo di discriminazione. A tal proposito dichiarerà: «Mi chiamano mezza-casta, o qualcosa del genere. Ma io non parteggio per nessuno, né per l’uomo bianco né per l’uomo nero. Io sto dalla parte di Dio, colui che mi ha creato e che ha fatto in modo che io venissi generato sia dal nero che dal bianco».

All’età di 15 anni Bob lascia la scuola e lavora come elettricista, con l’amico Bunny Wailer (Bunny Livingston) conosce il genere R’n'B (Rhythm and Blues), ascolta Ray Charles e anche Elvis Presley, il tutto grazie a una radio “arrangiata”, la quale è spesso sintonizzata sulle frequenze di un’emittente di New Orleans. La passione musicale dei due amici induce Bunny a costruire rudimentali chitarre ottenute intagliando cortecce di bambù e aventi come corde i fili utilizzati per i collegamenti elettrici, è questo il primo umilissimo approccio al mondo della musica da parte del giovane Marley. Bob e Bunny conoscono Joe Higgs (ritenuto in seguito il mentore di Bob), di fede “Rastafar-I”; successivamente incontrano Peter Tosh e assieme ad altri musicisti fondano la band The Wailers. E’ l’inizio della folgorante carriera del giovane artista Bob Marley, futuro “Re del reggae”, siamo intorno al 1962-1963.

Negli anni ’70, nonostante lo scioglimento del gruppo The Wailers e dopo i successi di brani divenuti “storici” come Get Up, Stand Up e I Shot The Sheriff, l’ascesa nella scena musicale internazionale di Bob Marley diviene inarrestabile. Da solista suona come Bob Marley and The Wailers, rinnovando dunque i componenti della band, e si attesta ai vertici delle classifiche mondiali coi singoli No Woman, No Cry dapprima ed Exodus e Jamming dopo.

Nel 1977 gli viene diagnosticato un melanoma maligno a un alluce, ma il fatto di aver abbracciato la fede rastafariana lo induce a non operare interventi sul proprio corpo, quindi a evitare di curarsi. Il “Rastafarianesimo” (o “Rastafar-I”) è una fede religiosa di origine etiopica e tradizione ebraico-cristiana, i cui precetti di base sono improntati sul rispetto di tutto ciò che è creazione divina. Per questo motivo molti rastafariani, compreso lo stesso Bob Marley, sfoggiano i dreadlocks, ossia hanno lunghe chiome di capelli intrecciati. Il motivo di tale acconciatura è da ricercare, per l’appunto, nel loro credo religioso, che impone il rispetto assoluto dell’integrità fisica, oltre che dell’integrità morale e spirituale: da ciò deriva l’attitudine alla preservazione della naturalità (ritenuta pertanto “sacra”) e, di conseguenza, la rinuncia a tagliare i capelli.

In quegli anni l’attività politico-sociale di Bob Marley, magistralmente veicolata attraverso la propria musica, è più che mai vivida: nel 1978 organizza un secondo concerto in Giamaica, intitolato One Love Peace Concert, nel reiterato tentativo di fermare la guerriglia scatenatasi da tempo nel proprio paese e promuovere un’era finalmente di pace: in quell’occasione i leader delle due fazioni in guerra si stringono la mano sul palco. Due anni prima un concerto organizzato con lo stesso intento gli era costato un attentato dal quale era uscito con leggere ferite, mentre Rita (la donna che nel frattempo aveva sposato) e il manager Don Taylor avevano riportato ferite più gravi. Fortunatamente i tre guarirono completamente. Anche in quella contingenza Bob Marley tenne un atteggiamento audace e coerente e non si tirò minimamente indietro, portando ugualmente a compimento la kermesse musicale. A tal proposito, fu questa l’esemplare risposta a chi gli chiedeva perché andasse ostinatamente avanti, nonostante i gravi rischi: «Perché le persone che cercano di far diventare peggiore questo mondo non si concedono un giorno libero… Come potrei farlo io?!».

Negli anni seguenti il tumore alla pelle continuerà a proliferare fino a intaccare gli organi vitali. Bob Marley viene ricoverato presso l’ospedale di Miami, ma è ormai troppo tardi: morirà la mattina dell’11 maggio 1981. Lascia ben 13 figli (di cui 2 adottati), avuti dalla moglie Rita e da altre differenti relazioni. Del suo ricordo rimangono i suoi intramontabili brani, alcuni dei quali di pubblicazione postuma, come il celebre Buffalo Soldier, oltre a numerosi prestigiosi riconoscimenti assegnatigli anche dopo la sua precoce scomparsa, ma soprattutto permangono quegli ideali e quei valori di pace, libertà, uguaglianza, che l’umanità non ha ancora imparato a comprendere a pieno, diversamente da lui: in questo senso, un vero e proprio emblema.